giovedì 26 marzo 2015

Safety Film

Oggi, mentre riorganizzavo l’archivio di 33 anni di negativi, ho notato che sino al 1986 (ho iniziato a fotografare nel 1982) le pellicole della Ilford portavano ancora stampigliato, sulla pellicola stessa, la dicitura “safety film” ad indicare che la pellicola non era più altamente infiammabile come le precedenti pellicole con supporto di nitrocellulosa (fulmicotone), essendo questo stato sostituito dal triacetato di cellulosa a partire dal 1948 per le pellicole cinematografiche, e di conseguenza fotografiche.


© Francesco De Napoli / 2015

La pericolosità di queste pellicole è ben espressa in film come “Sabotage” del 1936 di Alfred Hitchcock, nella scena in cui il ragazzino (Stevie), che inconsapevolmente porta la bomba, non può salire sull’autobus con le pizze cinematografiche (in Inghilterra era vietato a causa dello loro estrema infiammabilità), come gli ricorda il controllore che purtroppo lo lascerà comunque salire:


o nel più noto “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore del 1988, nella scena in cui prende fuoco il cinema:



Come “macabra” curiosità, la pellicola con supporto di nitrocellulosa era usata anche come innesco (tra i tanti) per la bomba Molotov (o Molotov cocktail) come il War Office inglese nel 1940 indicava nelle istruzioni all’uso di questa bomba (Molotov, dal nome del ministro degli esteri sovietico Vyacheslav Molotov). Usata per la prima volta nella guerra civile spagnola (1936 - 1939), il nome è dovuto all’ironia dei finlandesi che la chiamarono così durante la Guerra d'inverno (30 novembre 1939 - 12 marzo 1940) contro l’Unione Sovietica nel contesto della seconda guerra mondiale.

British Home Guard Improvised Weapons (Wikimedia Commons)


Ecco come, incredibilmente, riguardando i miei negativi mi rendo conto che la mia personalissima storia, si interseca con la storia della fotografia, con la storia del cinema e con la storia.

lunedì 1 ottobre 2012

Su: Edward Weston. Una retrospettiva



La mostra: “Edward Weston. Una retrospettiva.”  organizzata dalla Fondazione Fotografia di Modena ed in programma dal 14 settembre al 9 dicembre 2012 presso la splendida struttura dell’Ex Ospedale Sant’Agostino, propone, dopo Ansel Adams, un altro grande maestro della fotografia americana.
In un percorso di 110 stampe, alcune stampate dall’autore, alcune stampate dai figli Brett e Cole sotto la sua supervisione e tutte provenienti dal Center for Creative Photography di Tucson e dalla collezione privata di Margaret Weston, emerge tutta l'attenzione e curiosità dell'autore per le forme e per come luce ed ombra possano in qualche modo esaltarle, o riplasmarle. Da questo punto di vista spiccano, tra quelle in mostra, Badpan ed Egg Slicer  del 1930, le serie sulle dune ad Oceano (California), White Radish (1932) il famosissimo Artichoke Halved del 1930 e i suoi nudi. È poi presente una lunga serie di ritratti, genere che insieme al nudo fu il più esplorato da Weston.
Se quella di Adams era in qualche modo una mostra più fruibile, data l’universalità del paesaggio come codice visivo, quella di Weston si presenta in qualche modo più ostica, sia per la curiosità dell’autore, portato ad indagare una gran varietà di soggetti, sia per la dimensione delle stampe. Tutte le stampe infatti, sono a contatto e variano dal 4”x5” (10x13 cm circa) al 8”x10” (20x25 cm circa), ma la stampa a contatto era una delle “regole” di f/64 il gruppo che Weston ed Adams fondarono insieme ad altri fotografi, anche se da Adams, ad esempio, l’ingrandimento fu spesso praticato ed esaltava la finezza di dettaglio e resa tonale permessa dal grande formato.
Certo una mostra ricca sia di pezzi passati alla storia della fotografia ma anche di foto poco conosciute, piena di spunti per chi conosce l’autore e riesce a contestualizzare storicamente le immagini potendo trovarne i punti di svolta della sua carriera, sono infatti presenti un paio di stampe del suo primo periodo pittorialista.
Ma è una mostra, anche di assenze. Mancano le sue famose conchiglie, il suo Pepper No. 30, il più noto, così come il suo nudo più famoso. Mancano, e dispiace, anche le foto sua della svolta verso la straight photography, le immagini realizzate alla Armco Steel in Ohio nel 1922 (anche se ce ne sono di immediatamente successive) come Plaster Works, Los Angeles del 1925.
In conclusione, una mostra assolutamente da vedere per chi ama l’autore o vuole approfondirne il percorso, forse di più difficile fruizione per altri.

domenica 24 giugno 2012

László Moholy-Nagy nel 1929

"Questo entusiasmo per la fotografia nel dibattito culturale contemporaneo e tutte le discussioni sui suoi compiti non provocheranno una crisi? [...]. Stiamo per entrare [...] in una fase di stagnazione."
László Moholy-Nagy - 1929.

Da "Lo stile documentario in fotografia. Da August Sander a Walker Evans 1920-1945"
di Olivier Lugon. Electa 2008, collana fiori blu.



László Moholy-Nagy, Mein Name ist Hase, 1925-1927
Copyright The Moholy-Nagy Foundation

Potete visionare 49 lavori di László Moholy-Nagy che spaziano tra la fotografia e il design (tutti cliccabili e ad alta risoluzione) sul sito Artsy.

La Tate Modern ha in programma dal 2 maggio al 14 ottobre 2018 la mostra Shape of Light: 100 years of photography and abstract art che esplora il rapporto tra fotografia ed arte astratta dal 1910 ai giorni nostri e che include lavori di László Moholy-Nagy, Man Ray, Alfred Stieglitz, Barbara Kasten e Thomas Ruff.